Chi lavora il cuoio per le tue scarpe?

“Una dura storia di Cuoio”: inchiesta tratta dal progetto Change Your Shoes della campagna Abiti Puliti (leggi l’inchiesta qui)

 

La Repubblica del Cuoio: il distretto produttivo di Santa Crocescarpe
La storia delle nostre scarpe inizia con la concia della pelle.
In Toscana avviene in quella che viene definita la Repubblica del Cuoio: il distretto produttivo di Santa Croce in provincia di Pisa.
Il distretto di Santa Croce contribuisce al 70% di tutto il cuoio per suole prodotto in Europa e al 98% di quello prodotto in Italia. Qui ci sono 240 concerie e sono affiancate da oltre 500 laboratori che lavorano i conto terzi. Solo in rarissimi casi, le concerie appartengono a grandi imprese internazionali: tra i casi più noti Blutonic e Caravel Pelli Pregiate (15 e 76 dipendenti), proprietà della multinazionale del lusso Kering, che detiene tra gli altri i marchi Gucci e Bottega Italiana.

Un distretto dal lavoro precario
Nel distretto lavorano circa 7500 addetti, di questi 5.300 nella filiera della conceria, compresi i terzisti, il resto nel settore calzature.
Il lavoro è cresciuto, ma in forma sempre più precaria: nel 2014 a Santa Croce sono stati registrati 3.451 lavoratori interinali, per un totale di 5.021 contratti, in pratica uno e mezzo a testa. Si presume che la maggioranza operi nel settore della concia.
Sono presenti persino contratti di 4 ore: un lavoratore viene assunto alle 8 e a mezzogiorno si ritrova già senza lavoro.
In questi anni ci sono stati episodi di lavoro irregolare: dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2014, nel distretto sono state ispezionate 185 aziende (concerie e terzisti) per un totale di 1.024 lavoratori. Complessivamente sono state trovate irregolarità riguardanti 217 lavoratori fra cui 116 totalmente in nero. Il 43% dei lavoratori in nero erano immigrati.
Ultimamente invece il lavoro nero è diventato grigio: contratti di poche ore che lavorano l’intera giornata oppure un uso sempre maggiore dei voucher.

 

Lo sfruttamento del lavoro ha la pelle scura
I contratti interinali aperti nel 2014 hanno riguardato per il 54% stranieri, quasi tutti extra comunitari. Non è un caso se negli ultimi dieci anni gli stranieri residenti nei comuni del distretto sono passati da 5.060 a 14.248. Sono capitati anche episodi di dimissioni in bianco fatte firmate al momento dell’assunzione e poi servite ai datori di lavoro per licenziare gli operai che si assentavano per periodi lunghi, per far ritorno dai propri cari.
La crisi, qui come altrove, sta portando un deterioramento generalizzato dei valori, non solo valori dell’impresa, anche dei valori umani.